Dublino, mirabile equilibrio di avanguardia e tradizione

Dublino, una città molto vivace e piena di contrasti dove i segni di un lungo e ricco passato convivono con l’inevitabile modernizzazione delle strutture architettoniche e urbanistiche.

La birra stout irlandese.

Il termine “stout” indica qualcosa di forte, di denso, di scuro. La birra, prodotta con malto o orzo, luppolo, acqua e lievito è infatti proprio così. Si versa e non si beve immediatamente ma bisogna dare tempo alla schiuma, chiara, corposa e alquanto densa, di formarsi. In passato non era praticamente bevibile al di fuori dell’Irlanda e dei traghetti che la collegano con il Regno Unito. La birra esportata, soprattutto quella in lattine, era qualcosa di diverso, molto più piatta e meno entusiasmante di quella alla spina che si poteva sorseggiare in un qualsiasi pub dell’isola. Non si riusciva a mantenere la qualità e la quantità della schiuma che è un elemento fondamentale e che la rende unica. Poi, pare quelli della Guinness, hanno tirato fuori un “escamotage” per superare il problema: una provvidenziale pallina di plastica che all’interno della lattina garantisce il miracolo.

http://www.businessinsider.com/plastic-ball-guinness-smoothifier-widget-ads-nitrogen-2015-9?IR=T

Il mondo delle stout, legato a quello delle porter, prodotte quest’ultime soprattutto in UK e USA, è piuttosto nutrito e differenziato. La stout è in genere la versione più forte e meno amara del gruppo. La definirei una birra “pastosa”. Per quanto mi riguarda la stout non è la birra ideale da bere a pasto ma si apprezza meglio da sola o al massimo con la frutta secca. Non è chiaramente una birra “leggera” per cui bisogna regolarsi di conseguenza. Bevuta in un tipico locale con musica dal vivo ad alto volume garantisce un’esperienza indimenticabile.

https://www.diageo.com/en/our-brands/brand-profiles/guinness/

http://www.murphys.com

http://www.carlowbrewing.com

http://www.foodandwine.com/beer/porters-stouts/americas-best-stouts#nevada-tenaya-creek-imperial-stout

Pane integrale di segale, birra stout e prugne

Una inusuale combinazione di ingredienti che potrebbe apparire bizzarra ma che viceversa esalta il carattere ruspante di questo antico cereale.

Ingredienti

500 g di farina integrale di segale
200 g di prugne essiccate
100 g di uvetta essiccata (fatta “rinvenire” preventivamente in una ciotola di acqua tiepida)
660 ml di birra stout (due lattine)
3 cucchiai di olio di girasole
un pizzico di sale
20 g di lievito di pasta madre essiccato
un cucchiaio di zucchero di canna (preferibilmente Muscovado) o di malto d’orzo

Preparazione

1. Versare la farina in una ciotola molto capiente e aggiungere il sale, lo zucchero e il lievito. Mescolare bene con una spatola di legno.
2. In un’altra ciotola miscelare bene l’olio e la birra.
3. Unire i diversi componenti continuando a mescolare per alcuni minuti.
4. A questo punto unire anche la frutta essiccata tagliata a piccoli pezzi.
5. Coprire la ciotola con un panno umido e lasciare riposare (e lievitare) per almeno due ore.
6. Versare la pasta del pane su un tagliere di legno infarinato e lavorarla nuovamente a mano per alcuni minuti.
7. Formare quindi una pagnotta o dei panini a piacimento e disporli sul tagliere. Ricoprire nuovamente con il panno umido e lasciare riposare ancora per un’altra ora.
8. Mettere il pane su una teglia da forno ricoperto con carta da forno e cuocere in forno già caldo per 5 minuti a 300° e quindi ridurre la temperatura a 190° e continuare la cottura per ulteriori 55 minuti (può essere utile, per mantenere la giusta umidità, mettere sul fondo del forno un piccolo contenitore da forno con dell’acqua).
9. Mettere il pane su una griglia e lasciare riposare per almeno mezzora prima di consumarlo.

Note

Questo ricco e piuttosto sostanzioso pane si può gustare ovviamente anche da solo in momenti della giornata dove si ha un certo languore. Si può altresì abbinare a conserve di verdura, pinzimoni, marmellate, cose dolci e salate. Si conserva bene per alcuni giorni nella dispensa tenendolo chiuso in un sacchetto di carta. Sempre che si resista alla (giustificata) tentazione di farlo fuori immediatamente.

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