sulle strade del Cairo

Ricordi di un viaggio di alcuni anni fa. Non credo che la situazione possa essere cambiata più di tanto.

Non si può parlare del Cairo senza affrontare il tema del traffico e delle sue regole non scritte. Sarebbe come raccontare di Parigi evitando di menzionare la torre Eiffel o il Louvre.

L’aspetto che colpisce maggiormente non è l’incredibile numero di mezzi, inevitabile vista la densità della popolazione (nell’area cosiddetta “metropolitana” vivono più di 22 milioni di persone di cui il 40% sotto la soglia di povertà), ma l’attraversamento pedonale o meglio, il complesso, profondo e navigato rapporto fra pedone ed automobilista. In virtù di questa impegnativa situazione, è praticamente impossibile nonché inimmaginabile, ma direi soprattutto folle, per un visitatore mettersi alla guida di un mezzo. Vista l’inesistenza o l’impraticabilità dei mezzi pubblici, ci si muove quindi con autisti all’apparenza attenti e capaci, nonostante la musica islamica mono tonale sparata ad alto volume nell’abitacolo e le frequenti ed incomprensibili conversazioni al cellulare.

Gli attraversatori stradali, pronti alle loro quotidiane imprese, sono spesso assiepati sui lati di strade anche a scorrimento veloce, ma alle volte appaiono improvvisamente fuori dal nulla. Ci sono sì, sparute e sbiadite strisce pedonali ed anche sovrappassi ma il loro utilizzo è modesto. Come se passare sulle zebre ti faccia diventare un bersaglio più facile. Quindi ecco il difficile, pericoloso, avventuroso attraversamento nell’apparentemente caotico ma in realtà ben organizzato mare di mezzi. E non parliamo solo di persone fisicamente prestanti ma anche di donne con bambini in braccio, anziani, gruppi più o meno eterogenei.

La questione sembra complicarsi ulteriormente quando nelle strade, spesso a tre corsie, le file di veicoli diventano cinque o anche sei. Lo spazio che ti separa dalla vicina Fiat 1300 anni ’60, tenuta insieme da sapienti saldature e da alchimie motoristiche, dalla corriera stipata all’inverosimile o dal grosso camion con passeggeri sul cassone aggrappati alle fiancate diventa piuttosto esiguo, quasi inesistente. Il pedone ce la fa a passare comunque siano le condizioni. Il più delle volte vivo.

Il rituale che accompagna questo impegnativo esercizio, inizia dal contatto fra gli occhi dei due sfidanti, un incrocio di sguardi come nell’arena fra il toro ed il torero. Poi segue un velocissimo gesticolare di mani del conducente e di corpo del passante, colpi di clacson con sequenze ed intensità diverse che sicuramente hanno un fondamentale significato (passa di qua, no di là, aspetta, adesso attraverso, rallenta, ecc.). Tu, all’interno dell’auto ti copri gli occhi e ti prepari all’impatto nonché agli spruzzi di sangue sul parabrezza. Invece, ti trovi il malaugurato attraversatore dall’altra parte pronto a gestire la successiva fila. Tutto questo in un attimo, un attimo che può significare una vita.

Per rendere l’esperienza ancora più avvincente, non si indossano mai le cinture di sicurezza né tanto meno si rispettano i semafori, sarebbe troppo facile. Il tutto nel mezzo di un inquinamento spesso irrespirabile a 35° abbondanti e con l’aria condizionata che il più delle volte non funziona. Altro che Gardaland. Provare per credere.

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