andar per mercatini alle ricerca di oggetti di cucina

Ho sempre avuto la passione di collezionare. Da ragazzo avevo album di figurine, soldatini di carta, pacchetti di sigarette, francobolli, raccolte di conchiglie, ciottoli e mille altri oggetti che si prestavano ad essere organizzati per tipologia, colore, dimensione, forma. Questo mio desiderio di possedere serie di cose con elementi similari, anche ripetitivi, raccolti alle volte anche per strada, si è trasformata nel tempo nella ricerca e nell’acquisto di oggetti di design, in particolare vetro e ceramica ma anche legno, metallo, pietra e altri materiali il più delle volte naturali. Cose raccolte durante viaggi ma anche prese nei mercatini di zona che in Italia sono decisamente numerosi sebbene questi ultimi 10 anni di crisi globale hanno influito negativamente anche su quelli.

Nonostante si sia diffusa l’idea, che io in gran parte condivido, che la felicità non è legata alle cose materiali nè tantomeno al possesso di queste (le persone ricche e superficiali iniziano a questo punto a sghignazzare, ma facciamocene una ragione), avere qualche pezzo a cui si è affezionati, o che fa solo piacere avere, o che ci ricorda un momento particolarmente positivo e sereno, io penso sia un desiderio importante e legittimo che valga la pena di essere coltivato e perseguito. Il “decluttering”, il liberarsi delle cose, il ridurre l’accumulo di materiale di cui, in molti casi, non abbiamo bisogno, va decisamente e comunque messo in pratica. Consiglio di sostituire tante cose di scarsa o dubbia qualità, non solo materiale ma anche affettiva, con poche di gusto, di valore, di pregio. Per valore non intendo quello commerciale ma naturalmente quello che ognuno di noi attribuisce a qualcosa. Come spesso si sente dire, infatti, la spazzatura di qualcuno può diventare il tesoro di qualcun’altro.

La ricerca di strumenti di cucina usati e, a volte, vecchi per non dire antichi, amplifica il piacere di frequentare i mercati dell’usato, del modernariato, dei ferri vecchi. Quando vivevo negli USA andavo regolarmente ai “flea market”, i mercati delle pulci americani dove potevi trovare di tutto e a volte cose di una bellezza superlativa. La differenza nel frequentare paesi dove c’è una cultura artistica elevata e altri dove viceversa il rigattiere non sa neanche vagamente chi è Gallè, ad esempio, è che nel secondo paese puoi trovare un vaso di questo apprezzato artista del vetro francese al prezzo di un comune vasetto realizzato da uno sconosciuto. Parliamo ovviamente di zone rurali, piccoli paesini fuori mano o che non sono frequentati da compratori esperti. Oggi con internet è già decisamente più difficile che chi vende qualcosa non ne conosca il valore se non altro approssimativo.

Va bene andare al mercato per trovare un tesoro ma non deve essere necessariamente di questo genere. Quelli che vale la pena scovare sono utensili e arnesi semplici, consumati magari dall’uso quotidiano e che hanno una loro bellezza intrinseca che non tutti sono in grado di capire, notare e apprezzare. Gli oggetti in questione, posseduti e utilizzati nella maggioranza dei casi da altri, ci raccontano storie di vita, modi di preparare o servire piatti e cibi che oggi troviamo superati o che ci fanno sorridere. Ci fanno capire che il mondo un tempo era molto diverso da oggi, non necessariamente migliore o peggiore. Averli recuperati da un destino che poteva essere quello del macero, dell’anonimato, dell’oblio, portarli a casa al sicuro dall’incuria del tempo e poi conservarli con cura mi fa sentire bene. E’ una dimostrazione di amore.

Una mia raccolta di immagini di oggetti di design:
pinterest.com/claudiomonari/outstanding-product-design/

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