Gonzaga e la sua fiera Millenaria

La fiera Millenaria di Gonzaga, cittadina mantovana sui confini emiliani a ridosso del Po, è un classico di fine estate. Come la regata storica e il festival del cinema di Venezia. Anzi, è la manifestazione che, almeno in questa zona, segna la fine delle vacanze estive e la ripresa del lavoro. Una sveglia, un ritorno alla realtà dopo le evasioni ferragostiane.

Definirla con un termine solo è alquanto difficile: un misto fra fiera campionaria, esposizione agricola, mercato ambulante e luna park. Le ragioni per visitarla possono essere tante soprattutto se siete indecisi su quale trattore acquistare o vi accingete a costruire un casotto in legno in giardino per riporre attrezzi e falciatrice o addirittura parcheggiare il camper che per un anno non vorrete assolutamente avere sotto gli occhi. Ci sono anche centinaia di stufe visto che da queste parti l’inverno è rigidissimo e umidissimo e il global warming sembra essersi scatenato solo nelle stagioni calde oggi qui quasi torride. Un clima infame quindi dove anche una stufetta può fare la differenza. Nel caso stiate cercando un animale da compagnia e cani e gatti sembrano troppo comuni per voi, qui c’è un ampia scelta di conigli, piccioni, maiali e pollame vario.

Per me, invece, le motivazioni per il (sia pur breve) viaggio sono fondamentalmente due: un piatto (abbondante) di tortelli di zucca e un bicchiere (anzi più di uno) di lambrusco mantovano. Il tutto in un contesto unico che sembra riportare il calendario indietro di qualche lustro. Chi non ha mai avuto la fortuna di addentarlo, probabilmente non sa che il tortello di zucca è dolcissimo e quindi abbastanza particolare come primo piatto. C’è inoltre la inconsueta presenza o meno dell’amaretto (non il liquore stucchevole ma il biscotto) che costituisce un’altra interessante variabile.

Il mantovano è considerato il parente povero dei lambruschi che sembra abbiano la loro massima espressione nel modenese dalle colline di Castelvetro alla bassa sorbarese e in tono leggermente minore nel reggiano. Questo, come sostengono alcuni, dovuto alle caratteristiche argillose del terreno, le nebbie così fitte “da poterci appoggiare le biciclette” e perchè no, le zanzare che qui hanno dimensioni mai viste altrove. Per chi ama i rossi frizzanti ma vuole più corpo e magari qualche grado in più, il mantovano può rappresentare un’interessante proposta. Colpisce il colore violaceo scuro tendente al nero, il sapore vinoso e robusto, il gusto semplice e schietto e la spuma persistente e corposa. Col tortello non vorresti bere nient’altro.
Per chi non si accontenta e vuole fare indigestione di prodotti tipici, ci sono poi le mostarde, il “vin cot”, il riso e la torta sbrisolona. Materiale per un’allegra abbuffata!

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